La mia prima volta

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1997. Accendo la tv e lo vedo per la prima volta. La canzone è un giro che si ripete con un ritmo incalzante, i suoni tipici della fine degli anni 80 e lo sguardo magnetico… i movimenti sono decisi, il fisico è perfetto e il video è semplice: un palco, una band, un pubblico e una canzone che funziona. Dancing in the Dark.

Signore e signori, BRUCE SPRINGSTEEN.

Ricordo esattamente che mi colpì il suo sguardo vivo e l’energia di quella band tanto che andai subito a comprarmi un greatest hits e fu amore, amore vero.

Quel disco aveva tutto quello che cercavo in quel periodo difficile della mia vita, avevo 17 anni e stavo cominciando a respirare quelle cose che ti fanno svanire il sorriso spensierato. Avevo tantissimi sogni, i più strani.

Uno dei tanti era diventare un musicista e ritrovarmi su un grande palco, magari negli states.

Secondo un amico di mia madre avevo ritmo da vendere e quindi iniziai a suonare la batteria, un insieme di tamburi comandati da 4 arti che si muovono indipendentemente, un vero casino.

Fondai un sacco di gruppi e dicevo si a tutti quelli che mi chiamavano perché volevo sperimentare tutti i generi possibili, andavo dal funk al pop passando dal crossover alla disco, il surf, il soul e il reggae… giuro che prima o poi ve li racconto tutti.

Durante il giorno cercavo di ascoltare tutto come se avessi un continuo bisogno di input e mi ritrovavo al fondo dietro la mia batteria a fare a pugni con i ritmi più difficili e gli esercizi interminabili del mio maestro Renato Ughi.

Nei miei momenti sacri Bruce Springsteen c’era sempre, avevo bisogno di ascoltarlo e di leggerlo in intimità. Con la bici e il libro dei testi tradotti andavo sul mare come a cercare un rifugio per stare con lui, io e lui e basta.

Quando trovi qualcuno che scrive quello che condividi è come aver trovato il più grande amico, qualcosa che non ti abbandonerà mai. Una canzone è per sempre, e che bellezza che sia così.

Appena avevo un po’ di soldi mi compravo un disco nuovo e cominciai anche a capire che neanche lui nacque imparato ma iniziò con tutt’altro genere e modo di scrivere per poi perfezionarsi e trovare una sua via.

A un certo punto possedevo tutti gli album, quando mi telefonò un amica dicendomi che aveva vinto 2 biglietti per il concerto di Firenze, tour di The Rising.

Mi sentii male, era il Maggio del 2003.

L’8 Giugno di quell’anno insieme alla mia amica Biba, ho visto il più grande concerto della mia vita.

Era ancora giorno e c’erano 38 gradi quando apparve Bruce con una chitarra nera… al primo accordo mi cedettero quasi le gambe. Era born in the Usa eseguita in acustico, da solo… come se volesse denunciare ancora una volta ma con più forza la politica estera dell’America, entrata nella guerra del golfo proprio 3 mesi prima.

Che smacco per coloro che non hanno letto i suoi testi e si aspettavano quel nazionalista che non è.

Il concerto durò 3 ore e mezzo tra le risa, i salti, i balli, i pianti su you’re missing e sul ricordo dell’11 settembre, si celebrò anche l’anniversario con sua moglie intonando tougher than the rest e si finì tutti abbracciati “danzando nella notte”.

Mai visto una potenza del genere, un rapporto così intenso con il suo pubblico, mai vista una band così unita.

Domani 10.07.2014 mi porterò tutte queste immagini e altro ancora sul palco del Surfer joe Diner e dedicherò la mia emozione alla mia amica Biba che mi ha fatto uno dei regali più belli di sempre.

Blood Brothers: Bruce Springsteen Tribute Band

Surfer Joe Diner : 10.07.2014

La mia prima volta
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