Dalle lettere agli sms. Anch'io? No, ank'io!

In Italia si legge poco, sono cambiati i modi generali di leggere libri – le percentuali sono imbarazzanti – e giornali, i giovani non amano più sfogliare pagine, ma in realtà sembrano non avere grande futuro neanche gli ebook. Tutti dati allarmanti, ma noti da tempo.

Quello che probabilmente si dovrebbe analizzare di più e che spesso viene dato per scontato è il modo in cui è cambiato il nostro modo di comunicare. Gli sms hanno rivoluzionato non solo la modalità, ma anche la sintassi che utilizziamo per parlarci.

«Ok, va bn, vengo ank’io. Asp» messaggio conciso per dire, tradotto nell’italiano di almeno dieci anni fa, una cosa come «va bene vengo anch’io, aspettami». Ma nel 2014, nell’era della tecnologia inzuppata anche nei piatti di pasta, no, la c si trasforma in k (qui però viene da chiedersi che moda possa essere e soprattutto quale tempo si potrebbe risparmiare) le doppie saltano, il per diventa x, per non parlare di tutti quei termini indecifrabili. La cosa che diverte è che non sono soltanto gli adolescenti a usare questa modalità, come ci si aspetterebbe. La usano anche gli adulti convinti di risparmiare realmente del tempo.

Tra tutti i cambiamenti nella comunicazione, ce n’è uno che ha un aspetto più negativo di altri. Con la nascita dei telefonini o cellulari o smartphone o iphone o come vogliamo chiamarli, è stata cancellata completamente la libertà di ognuno di noi. Provate a camminare per strada o sul meraviglioso lungomare che abbiamo senza essere disturbati, provate a prendervi un’ora per voi, senza pensieri. Non è possibile perché non basta spegnerli, il meccanismo è più profondo. Quando spegniamo i telefonini, viviamo nella perenne ansia che qualcuno ci chiami e, seguendo la quasi infallibile legge di Murphy, quando qualcosa può andare nel verso sbagliato ci andrà, quindi con il cellulare spento ci chiameranno tutti quelli che potrebbero chiamarci. Insomma, siamo dipendenti dalla tecnologia e dagli sms anche nel modo di pensare.

E le lettere… le cartoline? Ormai aprendo la cassetta delle lettere non troviamo più le cartoline, quei saluti da posti lontani che gli amici ci mandano e che, anche se fingevamo il contrario perché viste come qualcosa di molto sdolcinato, ci facevano piacere. Pensiamo a qualche anno fa. Aprivamo buste e leggevamo fogli che non erano soltanto bollette o comunicazioni ufficiali, prima leggere le lettere era un piacere. Oggi carta e penna sono passate di moda, sono qualcosa di antico, ormai le nostre dita digitano a ritmo rapido e spesso nevrotico sugli schermi delle nostre seconde pelli.

Naturalmente questo non significa che sia sbagliato questo cambiamento, la nostra vuole essere semplicemente una panoramica di quello che è cambiato grazie e per la tecnologia. Noi come chi si occupa di comunicazione in tutte le sue forme, siamo legati a doppio filo a questi meccanismi, non ne possiamo fare a meno, ma resta il fatto che a volte, quando ti fermi a pensare, ricordi con un sorriso quelle mattine in cui correvi verso la cassetta delle lettere con la speranza che fosse arrivato quello che aspettavi, che fosse una lettere d’amore (per la nostra generazione è quasi impensabile credere che siano esistite davvero), di lavoro, di amici o semplicemente una cartolina inviata da qualche vacanza.

Oggi ci sono gli sms, il nuovo modo di comunicare, ma hanno davvero la stessa capacità di trasmettere qualcosa come le vecchie parole scritte su quei fogli bianchi?

Dalle lettere agli sms. Anch'io? No, ank'io!
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