Salvate i soldati/ingegneri dell’impollinazione. I fiori del Miele, i fiori del bene

  • Polline

    Polline

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  • telaino con covata opercolata e miele

    telaino con covata opercolata e miele

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  • Rete metallica propolizzata

    Rete metallica propolizzata

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  • Piccolo apiario

    Piccolo apiario

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“Per Madre Terra” ritorna a parlare di Api, miele e della necessità fondamentale, imprescindibile, di orientare il bisogno di produrre cibo con pratiche agricole naturali. 

Il titolo di questo articolo richiama il famoso film di Spielberg del 1998(Salvate il Soldato Ryan). Si scatenano le guerre, per denaro e potere, e a danni in corso si cerca di addolcire la pillola con piccole operazioni per salvare il salvabile(spesso l’immagine e le poltrone). Più o meno è questa l’operazione che la Governance guidata da Obama sta compiendo. Un titolo Ansa riporta: “Usa, una Task Force per proteggere le api”. I titoli giornalistici mirano quasi sempre all’effetto…al lampo…a catturare l’attenzione…Ma poi la notizia? Il titolo di una notizia da indirizzo alla comprensione e valutazione dell’articolo. Vediamo cosa cela il velato cuore dell’articolo.
-Obama istituisce l’unità Pollinator Healt per combattere la moria negli alveari(popolazione diminuita del 23%, una delle architravi dell’ecosistema planetario- Sempre lo stesso articolo Ansa riporta che l’amministrazione america si è svegliata sull’importanza di tutelare l’ambiente e tutti i suoi protagonisti in campo con un  occhio di riguardo a questo prezioso impollinatore che regola la vita di flora e fauna sul pianeta. ” sembra essere ben presente a Barack Obama, che ora ha deciso di indossare la veste di difensore delle api. Il presidente degli Stati Uniti ha creato una Tasck Force per combattere la moria di api negli alveari negli Stati Uniti”
Ci viene da aggiungere. Peccato che questa presa di coscienza non viene fatta seguire da una presa di posizione netta rispetto ai metodi agricoli fortemente invasivi  e distruttivi che le multinazionali americane praticano sul loro suolo e che impongono, con la persuasione e la forza commerciale(che di molto somiglia a PREPOTENZA/DITTATURA COMMERCIALE) su tutto il pianeta. E infatti nell’articolo Ansa viene SOMMESSAMENTE evidenziata la doppiezza di questa operazione dell’amministrazione di Obama che di certo non mette a bando l’utilizzo di erbicidi, pesticidi e OGM e inoltre aggiunge: “tuttavia non ha ordinato il bando dei neocicotinoidi, un insetticida chimicamente…” Insomma, facciamo guerra e poi “salvate il soldato Ryan”, ma, METTETEVI L’ANIMA IN PACE(!) la guerra continua!
Il cibo generato è fonte di nutrimento,  di vita(!) e deve semplicemente  mantenere l’equilibrio armonico sul pianeta! Ma questo è un concetto troppo astratto per chi perseguire il dominio commerciale planetario. Per i commerciali del cibo, il cibo è : BELLA CASA, BELL’AUTO, CASTELLO, BELL’AUTO, VACANZE…SESSO DROGA E ROCK E ROLL…Per chi vive in funzione del denaro il cibo è…E’ denaro! E nulla importa come si ottiene il denaro. La tutela ambientale? Ci penseranno quegli sfigati o ambientalisti che si fanno vacanze sfigate in tende da campeggio sfigate. Citando un altro film” chi se ne fotte della salubrità dell’acqua, io bevo l’acqua minerale in bottiglia” Sono le parole del camorrista nel film “Gomorra”(TERRA DEI FUOCHI, TRAGEDIA AMBIENTALE DEL CASERTANO E D’INTORNI).  Salvo poi, appunto, di fronte alle tragedie, di fronte ai disastri(facilmente prevedibili ad un occhio sensibile e attento) rendersi conto che c’è un filo invisibile(questo è il guaio, che per molti il filo è invisibile) che unisce tutti e tutto.
Diamo parola all’amico Fabio Giugni, apicoltore in attesa di certificazione biologica, che ci parla un po’ del meraviglioso, affascinante, mondo delle api e dei pericoli che sono in agguato.
Dovremmo volere bene all’ape. O, se sembra troppo, dovremmo almeno provare a portarle rispetto. Quanti la confondono con la vespa… Esempio. Siete andati in campagna a mangiare carne alla brace. Alla fine del pasto, un insetto ronzante si posa su un avanzo di bistecca o quello che è, ne stacca un pezzo, apparentemente sproporzionato per eccesso alla sua piccola mole, e se ne vola via. Ma ecco che qualcuno tra i più entomofobi è già entrato in agitazione e sta esclamando: “Un’ape!”. Eh no, ragazza… (di solito le ragazze mostrano un minore autocontrollo, rispetto ai ragazzi, quando entrano inavvertitamente nella potenziale traiettoria di volo di un insetto aculeato. Perciò sono il mio interlocutore immaginario privilegiato. Mia moglie, ad esempio, scappa a nascondersi, qualsiasi altra cosa stesse prima facendo. Cosa potrebbe fare se un insetto le entrasse in auto mentre sta guidando? Una volta che un insetto, forse una vespa, effettivamente entrò, mia moglie, prima di urlare, ebbe un soprassalto violento. Ma guidavo io e la cosa finì lì. A dire il vero, però, il mio giudizio è basato su un campione abbastanza ristretto, senza rilevanza statistica. Perciò se qualcuno lo trovasse viziato dal verme del pregiudizio, non saprei come difendermi). Ma dicevo: cosa c’entra l’ape? Vai e informati, ragazza, se non mi credi. Prendi, per esempio, il libro del Pistoia sull’apicoltura e leggi dov’è scritto che l’apparato boccale dell’ape, a differenza di quello della vespa, quella cosa lì non la può fare. Ma l’ape, come la vespa, punge anche lei. Punge e muore, a differenza della vespa. E non bisogna pensare di mettersi a fare gli apicoltori se si è allergici al suo veleno o se non si mette in conto di poter prendere qualche puntura o anche decine di punture in un anno (ma sta’ un po’ attento però, dài!). Insomma, l’ape trasforma il nettare dei fiori in miele. Raccoglie per noi (per noi?) quell’alimento completo e, pare, dalle straordinarie potenzialità terapeutiche che è il polline. E che dire della propoli, dal potere disinfettante e antibiotico, che l’ape trasferisce dalle gemme di certi alberi direttamente nell’arnia per sigillarne ogni pertugio che sia troppo stretto per costituire un varco? L’ape, come molti di noi, ha orrore del vuoto e, dove non passa, stucca. In quel prodigioso laboratorio che è l’alveare, poi, l’apis mellifera, che qui dalle nostre parti si chiama ligustica, secerne dalle sue ghiandole la cera e la pappa reale. La cera, con cui costruisce le mirabolanti cellette esagonali dei favi dove stiva le scorte di miele e polline e dove la regina depone incessantemente, nella buona stagione, innumerevoli uova, una per ogni cella, fino a due o tremila al giorno, si dice… E la pappa reale, che le api nutrici ammanniscono ad ogni larva fino al terzo giorno, ma dal quarto in poi, fino all’opercolatura della cella reale, misteriosissimamente, solo alla prescelta, che, proprio in virtù di quest’alimentazione a lei riservata, diventerà riconoscibile regina, dall’addome sovradimensionato rispetto all’operaia! Ma per tornare a bomba alla nostra vespa, che a qualcuno è parsa un’ape e che in realtà, essendo una vespa, sentiamo molto meno “nostra”, al punto di decidere di abbandonarla al suo destino e di non occuparcene più… la triste verità è che la vita della nostra ape, la sua stessa possibilità di sopravvivenza come specie, è oggi seriamente minacciata.

Il problema principale si chiama varroa destructor, un acaro originario dell’Asia, che tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso ha cominciato ad infestare gli alveari di tutta Europa, Italia compresa, trovando nell’ape domestica un ospite incapace di conviverci senza danni e di difendersene. Chi voglia cimentarsi, oggi, con l’apicoltura, è costretto ad apprendere e a mettere subito in pratica le tecniche apistiche che consentano di limitare gli effetti devastanti che questo terribile parassita ha sulle nostre api. Chi poi, come me, intenda seguire la strada dell’apicoltura biologica, è obbligato ad effettuare i trattamenti che la lotta alla varroa rende indispensabili, pena la morte quasi certa degli alveari, facendo ricorso a prodotti naturali, con la rigida esclusione degli acaricidi basati sull’impiego di molecole di sintesi.

Il secondo grave problema che minaccia la vita delle api sono i pesticidi. Si è assistito, negli ultimi anni, a morie d’api, i cui principali responsabili sono stati individuati negli insetticidi neonicotinoidi. Naturalmente il problema investe tutto il nostro attuale modello agricolo e agroindustriale, ma riveste un’importanza particolarmente drammatica nel nostro caso, se si pensa che l’ape rappresenta l’agente d’impollinazione di più di un terzo delle colture del mondo. La frase attribuita ad Einstein, secondo la quale all’uomo non resterebbero più di quattro anni di vita, se l’ape scomparisse dalla faccia della terra è, in quanto supposta frase di Einstein, una bufala, pare costruita ad arte da un sindacato di apicoltori francesi. Ma non c’è dubbio che abbiamo comunque validissime ragioni per cercare di fare tutto quanto è in nostro potere per proteggere questo insostituibile imenottero dal pericolo di estinzione e per preservare la purezza dei prodotti dell’alveare. Come apicoltori, innanzitutto. Come apicoltori biologici, a maggior ragione. Ma anche come persone che hanno a cuore la loro sorte comune di uomini e il futuro loro e dei loro posteri su questo pianeta.

Marla Spivak, un’entomologa americana dell’Università del Minnesota, rivolge a tutti, apicoltori e non, un invito che voglio fare mio: piantate fiori appetiti dalle api e non contaminate questi fiori, che sono il loro alimento, con pesticidi. Continua Spivak, nella traduzione in italiano di Alessandra Tadiotto, rivista da Ana Maria Pérez, che qui riporto: “A mio avviso, il bello di aiutare le api in questo modo è che ognuno di noi si comporti un po’ come le società delle api, come una società di insetti, dove ogni nostra singola azione può contribuire ad una grande soluzione, una proprietà emergente, che è molto più della mera somma delle singole azioni. Quindi fate in modo che questo piccolo gesto di piantare fiori senza utilizzare pesticidi sia il vettore di un cambiamento su grande scala”. Provarci non costa molto. Proviamoci!

per Madre Terra, Gerardo Granito e Fabio Giugni.

Per Madre Terra vi aspetta il 14 agosto per una cena spettacolo a villa Eugenia (Montenero) alle ore 20.

Per info e prenotazioni: 338/724389

Salvate i soldati/ingegneri dell’impollinazione. I fiori del Miele, i fiori del bene
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